Pagine

mercoledì 22 maggio 2013

Lavorare piace (certe volte almeno)

Cosa intendi per domenica?
Se avete un paio d'ore di tempo e un treno da prendere. O semplicemente siete qualcuno che lavora a Partita IVA e vuole capire di più come mai non riesca mai a smettere di lavorare. Oppure amate talmente il vostro lavoro da non riuscire a staccare. O avete la semplice curiosità intellettuale di capire come mai a qualcuno possa piacere il lavoro flessibile, precario, autonomo, allora leggetevi il libro di Silvia Bencivelli, Cosa intendi per domenica? Editore Liberaria.

lunedì 22 aprile 2013

Autoresponsabilizzazione

Ho l'impressione che nei luoghi di lavoro si utilizzino le parole un poco a casaccio. Per esempio la parola responsabilità. Una breve riflessione a partire da un caso che mi è successo.
Tavolo di lavoro con un libro che sto leggendo


La settimana scorsa mi trovavo in una banca per una consulenza. È un'azienda con cui collaboro da anni per progetti di formazione, che hanno spesso ricadute di sviluppo organizzativo. In uno dei momenti dedicati alla formazione individualizzata uno dei quadri mi dice che sta facendo un lavoro per autoresponsabilizzare i direttori di filiale.
È un lapsus, mi dico, ma poi continuo a pensarci su, perché mi pare che lasci trasparire dei tratti culturali che sono diventati negli ultimi anni sempre più forti nelle organizzazioni di lavoro.

lunedì 8 aprile 2013

Fiemme PIACE: verso un nuova idea di distretto industriale

Il mio amico Stefano ha lavorato su un progetto che ha messo a confronto un gruppo di imprenditori di diversi settori che lavorano in val di Fiemme, in Trentino. 
Quella valle è straordinaria, fanno turismo ad alto livello, ospita diverse aziende artigiane e alcune industrie che rappresentano l'eccellenza nel loro campo. Eppure a guardarla da fuori sarebbe una zona poco adatta. Si trova tutta sui 1000 metri, non proprio vicinissima alle grandi vie di comunicazione. Però le persone che ci lavorano riescono sempre a sorprendere, e secondo me, per come li conosco, si sorprendono loro stessi dei risultati che riescono sempre a ottenere. 
Lo scorso febbraio hanno anche ospitato per la terza volta i mondiali di sci nordico, ma è la terza volta appunto, ormai lo fanno con la mano sinistra. In compenso in paesi come la Norvegia o la Svezia, dove lo sci nordico è come per noi il calcio, la val di Fiemme è conosciuta come Venezia. E del resto a Venezia, secoli fa, regalò il legno per costruire i suoi palazzi, ma questa è un'altra storia, anche se forse anche la storia antica conta per spiegare certe cose del presente. Ecco il pezzo di Stefano Pollini che racconta un pezzo di storia
Una fabbrica a Cavalese
imprenditoriale fiemmazza.
  
In questi anni di crisi è difficile riuscire a trovare aziende che crescono, assumono e valorizzano i talenti.
Anche se sono poche, queste imprese esistono e testimoniano la possibilità di un nuovo modello di sviluppo che oltre a creare benessere e nuovi stimoli per i dipendenti nello stesso tempo valorizza tutto il territorio che le ospita.

In val di Fiemme un gruppo di imprenditori ha pensato che il territorio in cui è inserito – ad alta vocazione turistica, bello, ma anche fragile - non costituisce un vincolo per le loro produzioni, bensì un valore aggiunto inimitabile, la base del successo.

giovedì 21 febbraio 2013

La chiamano formazione obbligatoria


Una parte della ex Olivetti a Ivrea, un'altra idea del lavoro
La storia che riporto mi è stata raccontata da una collega, una formatrice come me, che è diventata mamma. Come capita spesso in questo paese, ora deve ricominciare da capo nella ricerca di un lavoro. E può capitare di trovarsi a fare dei colloqui che viene pure difficile commentare. Quello che ho trascritto quasi parola per parola è con una società di consulenza che presta la sua opera agli apprendisti. O forse no, non agli apprendisti, meglio dire ai datori di lavoro degli apprendisti. Oppure no, nemmeno a loro forse. In fondo un apprendista formato potrebbe far comodo anche al datore di lavoro, anche se alcuni datori di lavoro pensano di no. Insomma, non so, non sono riuscito a trovarci un senso in tutta la vicenda che vi racconto, però la racconto, mi pare curiosa, rappresenta un pezzo d'Italia e un certo modo di intendere il lavoro che non mi piace per niente.